domenica 15 maggio 2016 30 commenti

Fusilli di mais al tartufo con fave e asparagi bianchi



Oggi vi presento due nuovi prodotti arrivati di recente nella mia dispensa , ringrazio Grazioli Tartufi per avermi dato l’occasione di tastare alcuni dei suoi prodotti.
 
Il primo prodotto è una assoluta novità , una confezione di fusilli al tartufo nero estivo senza glutine, un prodotto artigianale studiato dopo una attenta ricerca per venire in contro alle esigenze sempre più diffuse di intolleranza .
Questa pasta è realizzata con farina di mais, farina di riso , fecola di patate e ben il 4% di tartufo nero estivo ( Tuber aestivum ). Cottura 7-8 minuti .
 
Il secondo prodotto è una confezione di burro al tartufo bianco (tuber magnatum pico).
Un prodotto pregiato e molto versatile .
 
Per valorizzare questi due prodotti ho ideato un primo piatto, ho abbinato i fusilli di mais al tartufo a due ortaggi di stagione : le fave e gli asparagi bianchi , per donare e cremosità e dare un tocco di classe al piatto ho usato il pregiato burro al tartufo bianco.
 
Storia dell’azienda Grazioli
 
L'azienda, dedita al commercio del tartufo fresco, nacque a Milano nel lontano 1930, da una idea di Ferdinando Grazioli .


La prima "sede" era un modesto banchetto sotto i portici di Piazza del Duomo, ( vedi foto sopra )  da dove "il Grazioli", aiutato dalla moglie, si occupava delle vendite e dei contatti.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale i coniugi Grazioli furono costretti a sospendere l'attività in Piazza Duomo ma, nonostante le numerose difficoltà di trasporto e di comunicazione, in modo "avventuroso" riuscirono ugualmente a continuare il commercio del tartufo fresco.
Finita la guerra e tornato tutto alla normalità, dopo aver riottenuto definitivamente il punto vendita in Piazza Duomo venne anche inaugurata una nuova sede in Via Francesco Arese. Nel corso degli anni, grazie alla successiva partecipazione dei figli e con l'aiuto validi collaboratori, l'azienda riuscì ad affermarsi come punto di riferimento nel commercio e nella distribuzione del tartufo fresco, a Milano e in tutto il Nord Italia.
Nell'ultimo ventennio, la sede in Via Arese è divenuta il vero centro logistico e di produzione dell'azienda, la quale grazie alla sua storia quasi centenaria gode di un'ottima reputazione tra i migliori ristoranti e le migliori gastronomie in Italia e nel mondo.

Eccellenze Grazioli Tartufi

Le loro eccellenze variano da una vasta gamma di creme di puro tartufo bianco e nero , prodotte seguendo tutt’ora una ricetta tramandata e rimasta invariata nel corso degli anni , così da essere considerate ancor oggi dai migliori Chef “uniche e inimitabili”.
Per visualizzare tutti i loro prodotti vi invio al sito : http://www.graziolitartufi.com/

Ed ora veniamo alla mia ricetta :

Fusilli di mais al tartufo con fave e asparagi bianchi


Ingredienti per 3 persone :

250 gr. di fusilli al tartufo nero estivo senza glutine Grazioli Tartufi
40 gr. di burro al tartufo bianco Grazioli Tartufi
200 gr. di fave già sgranate
7 asparagi bianchi di Bassano DOP
1 cucchiaio di pecorino romano grattugiato
2 cucchiai di olio extra vergine di oliva Bonomo
sale fino q.b.
pepe nero q.b.
3 fiori freschi di erba cipollina

Procedimento : lessare le fave in acqua leggermente salata per 5 minuti, scolarle e tuffarle in acqua fredda, poi sbucciarle : per eliminare la buccia, basta semplicemente schiacciarle leggermente fra le dita, e la buccia scivolerà via.
Pulire gli asparagi , eliminare la parte dura del gambo poi sbucciarli, lavateli bene e fateli cuocere nell’apposita asparagera.
 Tagliate a rondelle gli asparagi avendo l’accortezza di tenere le punte alla lunghezza di circa 2 cm.
 
Inserite in un piatto le fave sbucciate e gli asparagi , conditele con un filo di olio extra vergine di oliva, sale e pepe .
 
Fate cuocere la pasta in abbondante acqua salata , scolatela al dente e fatela saltare nell’intingolo con fave e asparagi ;  all’ultimo, a fuoco spento , aggiungete il pecorino e il burro al tartufo, amalgamate il tutto e servite subito.
Decorate il piatto con dei fiori di erba cipollina.
 
Vino consigliato : per questo piatto dai toni molto aromatici ho scelto di abbinare un vino bianco:
 il Friulano della Linea I Ferretti Tenuta Luisa






mercoledì 27 aprile 2016 39 commenti

Tagliatelle con la granceola alla veneta



La granceola alla veneta è una specialità tipica veneta e solitamente viene servita come antipasto , ma si possono preparare anche degli ottimi primi piatti.
Per la mia ricetta ho cotte le granceole secondo la ricetta tradizionale veneta , poi con la loro polpa ho realizzato un sugo, aggiungendo agli ingredienti della tradizione dei pomodorini e del finocchietto. Ricordo che la stagione migliore per questo crostaceo va dall’autunno fino alla primavera inoltrata .
 
Ingredienti per 4 persone:

250 gr. di tagliatelle all’uovo Filotea
2 granceole medie ( dovete ottenere circa 350-400 gr. di polpa )
1 limone
1 ciuffo di prezzemolo
1 ciuffo di finocchietto
2 foglie di alloro
7 pomodorini a ciliegia
1 spicchio d’aglio
5 grani di pepe nero
un pizzico di peperoncino
sale fino q.b.
olio extra vergine di oliva Bonomo

Procedimento :
lavate bene le granceole . Ponete sul fuoco un tegame con abbondante acqua fredda assieme alle foglie di alloro, alcune fette di limone, i grani di pepe e un pizzico di sale, quando l’acqua bolle gettavi le granceole  e fatele cuocere per 15 minuti, poi scolatele, aprite il carapace estraete la polpa e conditela assieme all’eventuale corallo, con sale, pepe, due cucchiai di olio, qualche goccia di succo di limone e prezzemolo tritato.

Tagliate a metà i pomodorini, eliminate i semi , poi tagliateli a dadini.

Sbucciate lo spicchio d’aglio fatelo imbiondire in una padella con 5 cucchiai di olio extra vergine di oliva, eliminate lo spicchio d’aglio e aggiungere un pizzico di peperoncino dolce ; a questo punto aggiungete la polpa delle granceole, fate insaporire , poi aggiungete i pomodorini e fate saltare velocemente.
Lessate le tagliatelle in abbondante acqua salata , scolatele al dente e fatele saltare nel sugo di granceola appena preparato,.

Presentazione : porre al centro del piatto un nido di tagliatelle , spolverare a piacere con un trito di finocchietto fresco.

Vino consigliato : Prosecco superiore DOCG






martedì 5 aprile 2016 25 commenti

Ricette con erbe spontanee di primavera : risotto con il silene



Il silene vulgaris è una pianta perenne che cresce ovunque : sui prati, nei campi incolti e anche ai margini delle strade . Ha lunghe foglie lanceolate , attaccate al basso fusto, che vanno a formare i ricchi cespugli da cui  in primavera germogliano le nuove foglie , più chiare e morbide : sono queste la parte commestibile e sono davvero ottime nei risotti , nelle frittate e ideali per accompagnare salumi, formaggi e anche il pesce.
La pianta produce i caratteristici fiori bianchi a calice .


Il suo nome nel dialetto del veneto orientale è  “sciopetin” ; il termine deriva da un antico gioco infantile , per cui i calici bianchi dei fiori venivano adagiati su un palmo e schiacciati con l’altro . Il suono emesso dalla rottura dei calice era appunto un piccolo scoppio.
Nel Pordenonese è conosciuto come grisol, nell’Udinese lo si chiama sclopìt , nel Triestino grisolo , ma è conosciuto anche come erba del cucco.
Rif. adattato da : Sapori friulani - Erbe spontanee di primavera

I germogli del silene


Esistono moltissime versioni della ricetta “ risotto con il silene “ io, in questo caso ho optato per la ricetta della mia tradizione di famiglia con una piccola variazione , ho usato per la mantecare il risotto del pecorino grattugiato al posto del classico parmigiano.

Ingredienti per 4 persone :

240 gr. di riso vialone nano
100 gr. di germogli freschi di silene
1 litro di brodo vegetale
1 piccolo scalogno
3 cucchiai di formaggio pecorino grattugiato
30 gr. di burro
sale e pepe q.b.
olio extra vergine di oliva Bonomo

Procedimento : lavare con cura il silene , staccare le foglie e i ciuffetti più teneri, gettare i gambi. Tritare il tutto grossolanamente.
Tritare finemente lo scalogno e farlo rosolare delicatamente in una casseruola con 4 cucchiai di olio extra vergine di oliva .
Aggiungere il silene e farlo insaporire nell’intingolo per 7 minuti a fuoco dolce.
Aggiungere il riso e tostarlo per circa 1 minuto, poi iniziare a versare il brodo bollente , un mestolo per volta e far cuocere il risotto a fiamma dolce per 15 minuti circa, mescolando spesso . Quando il riso sarà cotto al dente , spegnere il fuoco, regolare di sale e pepe , aggiungere il burro e il pecorino grattugiato e mantecare velocemente .
Lasciar riposare il risotto per 1 minuto, prima di servirlo.
 
Vino consigliato : Friulano della Linea I Ferretti Tenuta Luisa







martedì 15 marzo 2016 52 commenti

Orecchiette con le cime di rapa e pomodorini confit



Le orecchiette sono un tipo di pasta tipico della regione Puglia, la cui forma è approssimativamente quella di piccole orecchie, da cui deriva appunto il nome. Vennero diffuse in Puglia tra il XII e il XIII secolo a partire dal capoluogo barese ove tutt'oggi resta uno dei primi piatti più prelibati della città.
Nel termine dialettale barese sono "L strasc'nat", termine che nasce proprio dal metodo di creazione con cui la pasta prende forma quando viene strascinata sul tavolo di lavoro.
 
Spesso è difficile risalire alle origini di un’usanza o di un piatto . Un’altra leggenda le vuole invece originarie della Provenza, dove nel Medioevo si produceva una pasta secca (crosets) che nella forma richiama un po’ l’orecchietta. Sarebbe poi stata portata nel Barese dagli Angioini .
 
A Bari le orecchiette vengono cotte principalmente con le cime di rapa (piatto tipico particolare), con i cavolfiori, broccoli e altre verdure, particolari sono anche le orecchiette al ragù rosso.
Con i piatti baresi cambia la dimensione delle orecchiette, sono preferibili più grandi quelle cotte con le verdure e molto più piccole quelle cotte con il ragù a sua volta tipico piatto domenicale sulle tavole baresi . La loro dimensione è di circa 3/4 di un dito pollice, e si presentano come una piccola cupola di colore bianco, con il centro più sottile del bordo e con la superficie ruvida. ( testo adattato da wikipedia )
Per vedere come vengono realizzate le orecchiette e per altre info vi invio a questo sito .

Le rape
Esistono diverse varietà di rape, che si differenziano per la maggiore o minore precocità: quarantina, sessantina, novantina, centoventina. Nel Sud d’Italia la raccolta avviene dal tardo autunno a marzo inoltrato, mentre al Nord si interrompe alle prime gelate invernali, per cui vengono usate le varietà più precoci.
 Per la ricetta delle orecchiette con le cime di rapa si usano le infiorescenze, le foglie più piccole e i gambi più teneri della Brassica rapa, della famiglia delle Crucifere o Brassicacee. A parte il differente periodo di fioritura, ci sono due tipi di rapa: la barese che ha il gambo più duro e tante foglie e la cima di rapa napoletana (conosciuta anche come friarielli) che ha il gambo più tenero rispetto alla cima di rapa barese e per questo si consuma per intero.
 
La ricetta
I piatti della gastronomia cosiddetta povera o di territorio variano da paese a paese e addirittura da famiglia a famiglia. Forse le orecchiette con cime di rapa battono il record nella differenziazione, infatti sono moltissime le interpretazioni di questa ricetta.

Ecco la mia versione di questo classico piatto barese.

Ingredienti per 4 persone :

320 gr. di orecchiette fresche di produzione artigianale
400 gr. di cime di rapa
5 filetti di acciughe all’olio d’oliva Nostromo
12 pomodorini confit
1 spicchio d’aglio
1 pizzico di peperoncino Bonomo
sale fino q.b.
pepe nero in grani q.b.
olio extra vergine di oliva Bonomo

Procedimento : mondate le cime di rapa eliminando le foglie e le parti più dure, tenendo soltanto le cimette e le foglie più piccole e tenere, poi lavatele con cura.

Porre sul fuoco un tegame con abbondante acqua , quando giunge a bollore aggiungete un pizzico di sale e le cime di rapa, fatele cuocere per 7 minuti o fino a quando saranno cotte ma ancora al dente e di un bel colore verde brillante; scolatele e tenetele da parte.

Fate lessare le orecchiette nella stessa acqua di cottura delle cime di rapa.

Nel frattempo sbucciate l’aglio, e fatelo imbiondire in una capiente padella con la giusta quantità di olio extra vergine di oliva. Unite le acciughe e un pizzico di peperoncino, mescolate con un forchetta sino a far sciogliere le acciughe, quindi aggiungete le cime di rapa , mescolate assaggiate ed eventualmente regolate di sale.
Scolate le orecchiette al dente e fatele saltare nel condimento appena preparato assieme ai pomodorini confit, mescolate bene per amalgamare tutti i sapori.

Servire il piatto con una macinata di pepe nero e a piacere con una spolverata di pecorino grattugiato.

Vino consigliato : Brindisi rosato DOC


lunedì 29 febbraio 2016 36 commenti

PANTAPACK: il Packaging che sa rinnovarsi e parte alla conquista del mondo


Perché quando andiamo a fare la spesa al nostro negozio di fiducia oppure ad un supermercato della grande distribuzione un prodotto alimentare ci colpisce e attrae la nostra attenzione ?
Merito del brand , della combinazione dei colori , dello scaffale in cui è posizionato ? Oppure ci sono anche altri fattori in gioco ?
Un fattore che incide tantissimo è il packaging.
Infatti la confezione protegge il cibo, lo esalta esteticamente e allo stesso tempo lo rende igienico al 100%.
Il packaging è una parte importantissima di un prodotto, in quanto lo rende pratico da usare e più facile da identificare in mezzo a mille prodotti della stessa categoria.
Deve riuscire a comunicare oltre alla bontà del prodotto ,  la sua originalità e la diversità.

Barilla nota azienda emiliana ha raccontato nel corso degli anni la continua evoluzione del packaging, un viaggio straordinario fatto di colori, materiali e design innovativi e packaging sorprendenti.
 
Non si direbbe, ma anche nel mondo della pasta il confezionamento dei prodotti ha assunto nel tempo un’importanza fondamentale. In un settore particolarmente competitivo come questo riuscire ad assicurare al packaging la giusta dose di igiene, sicurezza e appeal può fare davvero la differenza in termini di brand improvement e vendite.
È una notizia di inizio anno :  il grande sforzo compiuto da Barilla con l’investimento di 26,5 milioni di dollari per la costruzione di un nuovo stabilimento in America.
Con questa mossa la storica azienda di Parma vuole imporsi anche nel mercato del nuovo continente quale leader indiscusso nel mondo gluten free.


A questa linea di alimenti sarà infatti interamente dedicata l’innovativa struttura di Ames, nell’Iowa, entrata a pieno regime solo il mese scorso.
Ma non finisce qui, perché all’interno del sito produttivo saranno realizzati anche le nuove confezioni e progettati sistemi di pallettizzazione in grado di ottimizzare i trasporti della merce in tutto il mondo.

La scatola in cartone della Barilla è uno dei pochi esempi di packaging sagomato nel settore della pasta, scelta che ha permesso all’azienda italiana di sviluppare già nel secondo dopoguerra una moderna rete commerciale.
A inizio Novecento, invece, la Barilla aveva impostato sulla grande capacità artigianale il proprio marchio di fabbrica. Le primissime confezioni erano tutte create a mano, caratteristica che ne allungava i tempi di produzione ma conferiva un gusto che oggi farebbe gola ai più accaniti collezionisti di design vintage .


La storia dell’innovazione targata Barilla cominciò già negli anni Trenta, quando la società immise nel mercato confezioni realizzate in cellophane. Una strategia davvero all’avanguardia in quei tempi, che stupì i consumatori di tutto il mondo con un design trasparente che permetteva per la prima volta di poter guardare all’interno dell’imballaggio.
 
Correva l'anno 1952 quando fece  la sua prima comparsa il proverbiale blu Barilla,


declinato in un una fantasia a righe molto in voga all’epoca.
Contemporaneamente l’azienda emiliana decise anche di affidarsi al formato rettangolare, capace di massimizzare l’efficienza della rete di trasporti. D’ora in avanti le scatole di pasta riempiranno gli scaffali dei supermercati di tutto il mondo.
Seguita anche da molte altre aziende attive nel settore dell’alimentazione, la Barilla proseguirà sicura su questa strada vincente, in grado di imporre un personale modello di qualità e riduzione dei costi. Gli ingredienti che conosciamo oggi ci sono già tutti: tralasciando alcuni dettagli come il prezzo di 100 lire riportato direttamente sulla confezione, l’imballaggio si presenta quasi identico a quello che incontriamo ogni giorno nelle nostre cucine.

Nei decenni successivi si alterneranno diverse soluzioni di design, ma la sostanza del packaging resterà la stessa:


una confezione che oggi, prendendo in prestito il gergo informatico, chiameremmo 2.0. Proprio così, perché la straordinaria logica funzionale dell’imballaggio Barilla ha davvero ampliato le dinamiche imprenditoriali del nostro paese.

Il caso Barilla ha fatto storia. E forse non azzardiamo a credere che dietro questa innovativa concezione del confezionamento di prodotti si possa nascondere una delle chiavi di successo dell’azienda. Oggi come ieri è ormai assodato che la riuscita di qualunque progetto commerciale passa per la pelle che veste.

Articolo realizzato in collaborazione con Pantapack Solutions  nota azienda operante  nel campo del packaging da quasi 40 anni . La sua attività è rivolta ad aziende dai più svariati settori per l’imballaggio e il confezionamento dei propri prodotti e per la progettazione degli stessi.
E’ operante in tutto il terrorio italiano e all’estero .